Giro d’Italia 2026, Jonas Vingegaard mette il quinto sigillo a Piancavallo!

Jonas Vingegaard si prende la quinta vittoria di tappa al Giro d’Italia 2026 dominando la scena anche a Piancavallo. Partito a undici chilometri dalla conclusione dopo essere stato lanciato dai compagni, che hanno perfettamente controllato per tutto il giorno, la Maglia Rosa ha staccato tutti gli altri uomini di classifica, con Felix Gall ultimo ad arrendersi rimanendo comunque per poco alla sua ruota, per poi andare a riprendere gli ultimi fuggitivi di giornata, con Ludovico Crescioli (Polti-VisitMalta) in quel momento al comando, e restare da solo a nove chilometri dal traguardo. Un assolo che gli ha permesso di conquistare la vittoria con 1’15” di vantaggio sui rivali, margine calato dopo un ultimo chilometro in passerella.

Oltre al quinto successo parziale, il danese chiaramente si porta a casa anche la Maglia Rosa ed è ormai a una passeggiata dall’entrare nel ristretto club della Tripla Corona dopo aver dominato il Giro d’Italia 2026, che chiuderà con 5’22” su Felix Gall e 6’25” su Jai Hindley (Red Bull – Bora – hansgrohe). Non farà tuttavia doppietta di maglie visto che oggi ha scelto di non disputarla a Giulio Ciccone (Lidl-Trek), che fa bene i calcoli e trionfa per un punto sullo scalatore scandinavo. La Maglia Bianca è invece di Afonso Eulalio (Bahrain Victorious), che fa più che difendersi oggi da Davide Piganzoli (Visma|Lease a Bike).

Il video dell’arrivo

Il racconto della tappa

Dopo il tratto di trasferimento, che ha visto il gruppo fermarsi per omaggiare le vittime del terremoto del Friuli del 1976, i primi tentativi di attacco vengono subito annullati e il plotone si mantiene compatto, seppur piuttosto allungato, per i primi dieci chilometri. In seguito, allungano Jonas Geens (Alpecin-Premier Tech), Axel Huens (Groupama-FDJ United), Jack Haig (Netcompany Ineos), Andreas Leknessund (Uno-X Mobility) e Thomas Silva (XDS Astana Team), che prendono una quarantina di secondi di margine prima che da dietro reagiscano altri corridori.

A lanciarsi al contrattacco sono Manuele Tarozzi (Bardiani CSF 7 Saber), Arjen Livyns (XDS Astana Team) e Lawrence Warbasse (Tudor Pro Cycling), mentre il gruppo rallenta e lascia spazio agli attaccanti. Gli inseguitori non riescono tuttavia a riavvicinarsi alla testa della corsa e anzi perdono un po’ di terreno, ritrovandosi a dover recuperare un minuto dopo 30 chilometri di gara. Livyns decide quindi di rialzarsi e di farsi riassorbire dal plotone, dove a prendere il comando delle operazioni è la Visma | Lease a Bike, con un distacco dai battistrada salito a 2’30”.

Il gruppo, a quel punto, rallenta il ritmo, mentre i fuggitivi e i due inseguitori continuano a spingere. Tarozzi e Warbasse rimangono a bagnomaria a lungo, per poi riuscire a trovare lo spunto necessario per chiudere sui 5 al comando sfruttando uno strappo non categorizzato intorno ai -130 all’arrivo. Così, poco prima del traguardo volante di Forgaria nel Friuli, si forma un settetto al comando, con più di 5′ sul gruppo Maglia Rosa. Il maggiormente interessato al Traguardo Volante sarebbe Tarozzi, che però al passaggio viene preceduto da Silva e Leknessund.

I fuggitivi macinano anche il Gpm di Clauzetto, dove passa per primo Leknessund, con il gruppo che aumenta leggermente il ritmo, iniziando a limare qualche secondo al margine di vantaggio dei battistrada. Lungo la discesa successiva, finiscono a terra Tobias Bayer (Alpecin-Premier Tech) e Fredrik Dversnes Lavik (Uno-X Mobility): entrambi ripartono, con il norvegese che riporta un paio di ferite, fra braccio destro e gamba sinistra. Nel frattempo la fuga viene tenuta sotto controllo dalla Visma | Lease a Bike, che inizia a recuperare terreno presentandosi ai piedi della prima ascesa di Piancavallo con un ritardo di poco inferiore ai quattro minuti.

Nel corso dell’ascesa tuttavia il gap scende velocemente, prima grazie a Tim Rex, poi a Victor Campenaerts, portando al cedimento anche di nomi rilevanti come Chris Harper (Pinarello-Q36.5) e Ben O’Connor (Team Jayco AlUla), mentre Afonso Eulalio (Bahrain Victorious) si fa tutta la salita nelle posizioni finali, così come il compagno Damiano Caruso. Davanti intanto Tarozzi e Silva perdono rapidamente contatto, mentre nel finale arriva l’allungo di Haig, seguito dai soli Leknessund e Warbasse. Il terzetto rimasto al comando passa così al GPM con 1’20” di vantaggio sul gruppo, regolato da Giulio Ciccone (Lidl-Trek), che non si fa sorprendere dallo scatto di Igor Arrieta (UAE Team Emirates XRG) per prendere i quattro punti necessari ad assicurarsi matematicamente la Maglia Azzurra. Con lo spagnolo si muove anche Ludovico Crescioli (Polti VisitMalta) e i due si lanciano in discesa, mentre l’abruzzese si ferma e aspetta un gruppo che decide di condurre nella picchiata piuttosto tecnica.

Il ritmo comunque è blando tanto davanti quanto dietro, mentre nel mezzo Arrieta e Crescioli corrono qualche rischio in più, riuscendo così a recuperare Huens (oltre che Geens che si fa riprendere dal gruppo subito dopo il GPM) e con lui rientrare sui tre battistrada. A 35 chilometri dalla conclusione la testa della corsa ha un margine di 1’30” sul gruppo riuscendo a guadagnare ulteriormente qualcosa nell’approccio all’ultima montagna di questo Giro d’Italia, ma con appena due minuti di vantaggio le loro chances sono praticamente nulle.

In testa inizia subito comunque una bagarre che vede Warbasse piazzare la prima accelerazione, prima che ad emergere siano Ludovico Crescioli e Andreas Leknessund, con l’italiano più scattoso e il norvegese più regolare. I due comunque non potranno fare niente quando su di loro, a meno di dieci chilometri dalla conclusione, arriva un razzo rosa chiamato Jonas Vingegaard.

Dopo aver chiesto a Bart Lemmen di lanciarlo, il leader della Visma | Lease a Bike piazza infatti il suo scatto decisivo a 11 chilometri dalla conclusione, staccandosi tutti di ruota – effimera la presenza di Felix Gall (Decathlon CMA CGM) – e involarsi verso il suo quinto successo di tappa, ciliegina sulla torta del suo primo Giro d’Italia (che gli vale anche la Tripla Corona). Alle sue spalle inizialmente lo scalatore austriaco resiste da solo, con un distacco che tuttavia progressivamente diventa un baratro, ma poi capisce che da dietro Derek Gee-West (Lidl-Trek) e Jai Hindley (Red Bull – Bora – hansgrohe) sono più regolari e li attende, portando a un ricongiungimento che successivamente vedrà anche il rientro di Thymen Arensman (Netcompany Ineos), scortato da un solido Egan Bernal.

L’unica vera bagarre del giorno succede dietro questo gruppetto, con la lotta per la Maglia Bianca che vede Afonso Eulalio (Bahrain Victorious) partire meglio, visto che è tra gli ultimi a cedere al forcing per certi versi fratricida della Visma|Lease a Bike, visto il cedimento invece di Davide Piganzoli. L’italiano tuttavia si gestisce bene e salendo regolare riesce poi a rientrare sul portoghese, seppur seguito da Damiano Caruso, compagno del rivale, e Michael Storer (Tudor Pro Cycling), al quale può provare a soffiare la settima posizione. Il peso della corsa è dunque tutto su Piganzoli, che non si tira indietro e prova a tenere un ritmo alto, ma non basta per staccare nessuno.

Un nuovo scatto successivo non permette di fare la differenza, con Piganzoli che finisce per pagare dazio nel finale, non riuscendo così invece a seguire l’ultima accelerazione di Eulalio, che conclude la tappa in settima posizione, a 2’03” da Vingegaard (gli altri erano arrivati invece a 1’15”), assicurandosi la Maglia Bianca e la sesta posizione finale.

Risultato e Classifiche Tappa 20 Giro d’Italia 2026

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